Una mostra grafica e fotografica sul graffiti writing a Milano

BaseB / Via Lambruschini 36, edificio D / Milano
Aperta tutti i giorni, escluso Lunedì, dalle 16:00 alle 22:00.

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A Milano si parla di graffiti writing da metà degli anni Ottanta, ma nessuno ne ha mai tentato un approfondimento vero, senza ipocrisie e banalizzazioni.
Si tende a interpretare un fenomeno, per sua natura irriducibile, spontaneo e illegale, cercando di inquadrarlo nelle categorie artistiche tradizionali, di assimilarlo a qualcosa di già noto e di masticabile (art brut, pop art), di edulcorarlo in forme surrogate e blande o invece di stigmatizzarlo come una forma di vandalismo.
In tutti questi anni pochissimi sono riusciti ad avvicinarsi con occhio critico all’essenza del writing, a comprenderne e spiegarne i motivi.
Il writing milanese è sopravvissuto sia alla repressione sia alla normalizzazione istituzionale. Nessuna delle due forze, di segno opposto, è riuscita a sradicarlo dalla strada, a spostarlo dalla sede illegale dov’è nato e dove deve restare: la forza espressiva di un graffito è data dalla sua illegalità, dalla sua imprevedibilità.
Mi name is documenta una forma d’espressione, una corrente di autoaffermazione di massa che esiste a Milano da più di una generazione e che ha raggiunto una diffusione impensabile con effetti – meravigliosi o devastanti a seconda del punto di vista – su un tessuto urbano che finalmente viene agito e non solo vissuto passivamente.
Qui non troverete lo stereotipo del graffito, bello e multicolore. Troverete altri aspetti di questa cultura, che merita un’attenzione e una considerazione spesso negata o maldiretta. Le firme, per esempio, parte centrale della cultura del writing e semplicisticamente etichettate come scarabocchi; i treni e le metropolitane, dipinti quotidianamente, ma spesso ignorati dal pubblico; gli strumenti che vengono utilizzati per scrivere e, soprattutto, i writer stessi.
Mi name is parla dei nomi che ricoprono come una texture i muri di Milano e degli individui – centinaia – che si celano dietro a quegli pseudonimi. Parla di chi rischia multe e mazzate, inseguimenti e proiettili per scrivere il proprio nome, per l’adrenalina di un’azione, per riprendersi una città saturata dalla pubblicità o semplicemente per gridare al mondo il proprio stile.

“This is what graffiti art is. Not the other way around.” Lee,1979 (su una carrozza della metropolitana di New York)


Catalogo - Errata corrige
Purtroppo, nel corso della trascrizione del materiale audio si sono verificati alcuni errori, di cui ci scusiamo.
A pagina 59, in basso a sinistra, la frase attribuita a Tawa in realtà è di Mure.
A pagina 37 la frase di Lemon non rispecchia le sue parole.